Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
S’i’ fosse vomito
sarei un poeta morto,
di quelli studiati e non capiti,
di quelli che a me non piacciono
e disdegno perché puzzano d’accademia,
Morti in povertà,
con il ghiaccio dell’inverno
che entra nei pantaloni
laddove ci vorrebbero toppe.
Sfibrato
verrei ripetuto fino al consumo
più volte dopo la morte.
Ma mai così sarà:
essere consumati
è un’idiozia se
già ridotti all’osso in vita
con volto da diseredato,
impassibile.
Potrei essere immobile,
pietrificato,
una quercia cui parte in vita è nel tenero fusto
nascosto tra le cortecce ormai morte
che novellano
delle più astratte dinamiche del mondo.
Un vissuto rotto,
sempreverde ma contenuto,
costretto all'immanenza.
O serpe,
così mutevole e cangiante
nelle forme e nei modi,
arguto
e innocentemente reattivo
a ogni stimolo esterno
che nella sua anima si arrovella
e se solo si mangiasse la coda diventerebbe eterno.
Non sa proprio chi è,
deduce di passo in passo,
trova contraddizioni sulla via precedente.
O come lo Stato,
diventare uomo a metà,
negar di avere le gambe in legno
in una radura di pece e fiamme,
contando ansioso il tempo che manca
per bruciare dal busto in su.
Le eumenidi cantano:
"ogni giorno è solo vedere",
disincarnare la speranza,
farla ritornare ad antichi magisteri.
Guardo cosa il passato
ha portato sul piatto
per scendere a patti con me,
intanto
non toccare mai
il cibo ai maiali.